mercoledì 8 febbraio 2012

Il padule di bientina racconto

Pomeriggio domenicale caldo, aspettiamo le ore sedici e poi partiamo per la solita camminata. Questa volta lasciamo colline e monti per recarci a visitare la palude di Bientina. Oltrepassiamo Bientina, Cascine di Buti e dopo qualche km in località Caccialupi a destra per un centinaio di metri è sulla sinistra ecco l'indicatore ww ff, parcheggiamo l'auto e ci mettiamo in cammino. Davanti a noi l'immensa piana del padule. Ci incamminiamo in una bella strada bianca con sulla sinistra un bel canale dove scorre una acqua limpida dalla quale emergono erbe palustri fiorite. Al nostro passaggio si sentono i piccoli tonfi delle rane,e il canto di qualche uccello rompe il silenzio, più avanti vola una gazzella, non lontano canta un fagiano. Un lieve venticello muove appena le foglie di salici e pioppi. Dietro a sinistra l'alta mole dei Monti pisani con i suoi boschi di pino e castagno, poco sopra il caratteristico paesino di Castelvecchio di Compito.
Eccoci ora arrivati all'oasi del ww ff recintato e l'ingresso chiuso, le visite guidate sono al mattino e a noi non rimane che proseguire. Al primo incrocio c'è da scegliere: diverse strade bianche si diramano in diverse direzioni, noi andiamo a sinistra seguendo il fosso sempre più fiorito, percorriamo una dritta per più di un km con ai lati campi fioriti, con fiori di un giallo intenso. Lo sguardo spazia lontano fino a vedere il campanile di Orentano, e più lontano ogni tanto a tratti fra le piante appare il campanile di Altopascio, quello famoso detto - Della Sperduta, una campana suonata all'imbrunire nel passato per indicare la via ai pellegrini in quelle allora zone selvagge.Camminare in questa palude con davanti a noi tanta bellezza è il massimo che possiamo chiedere, appassionati come siamo della natura.
Parliamo, mentre camminiamo di come saranno stati questi luoghi Quando c'èra il lago di Sesto e Bientina era un borgo di pescatori,quando il Serchio, prima della deviazione lo attraversava per confluire in Arno dopo Vico Pisano. Poi l'uomo nei secoli ha modificato, deviato,fatto canali, prosciugato, coltivato, poi abbandonato lasciando un degrado e lasciando di nuovo alla nartura di ricreare, ma non sarà più come prima.
Siamo alla fine della dritta c'è sulla sinistra uno dei terreni allagati dove molte gazzelle frugano col becco alla ricerca di vermi, le passiamo vicino, continuano il loro lavoro ignorandoci. Andiamo a sinistra in direzione del monte, si vedono alcune case coloniche, più lontano il paese, comincia un bosco di querci secolari a destra ora la zona allagata e sulla sinistra, tanti fiori un paesaggio inico. Praticamente ora torniamo indietro percorrendo dal lato del monte, finisce una dritta e curviamo a sinistra ma ecco sul ciglio una grossa lapide di marmo a farci ritornare indietro agli anni di guerra. Non ricordavo più questo tragico episodio, l'avevo letto molti anni fà in un libro sulla resistenza.
Nel 1943 in questo luogo c'era un campo di prigionia per soldati inglesi catturati dal nostro esercito, erano controllati da nostri militari ma vivevano in semilibertà lavorando il giorno dai contadini e alla fattoria. Alla notizia dell'armistizio l' otto settembre festeggiarono e già si sentivano a casa, ma giunsero gli invasori tedeschi che chiesero al comandante italiano la consegna dei prigionieri. Il comandante italiano si rifiutò dicendo che lui rispondva agli ordini del governo italiano. I tedeschi disarmarono e fucilarono i militari italiani.Il marmo riporta i loro nomi e ricorda che questo eccidio è l'inizio della resistenza in provincia di Lucca. Dopo avere letto ci incamminiamo di nuovo commentando di quanto è disseminata di lapidi questa nostra bella regione.
Ripercorriamo indietro ora la strada bianca per ritornare all'auto. Diverse persone ora che è più fresco camminano,un cenno e via. Arriva un'auto , scende un uomo e pianta un cartello che segnala una gran fondo di mountan bike. Osserviamo in lontananza le cime degli Appennini arrossate dal tramonto, quì il sole è già sparito dietro i monti pisani.
Ecco la macchina, saliamo e dico a Chiara: anche questa è fatta!. Sali Trek! il cane come sempre fiuta attorno prima di salire, a i suoi tempi,girella un attimo poi sale controvoglia in auto.

martedì 7 febbraio 2012

GHACCIO E NEVE. E DOPO?

C'è bisogno che le previsioni lo dicono?, dopo tutta la neve e soprattutto il ghiaccio ci sarà chi si preoccuperà per il dopo?. Si scioglierà lentamente o arriverà, visto che ci si avvicina alla fine dell'inverno, un'ondata di scirocco e tutta questa neve sciogliendosi rapidamente creerà problemi seri come frane è alluvioni. Ci sarà chi informa o si farà come sempre a scaricabarile? Visto come è abbandonato il nostro territorio un disgelo improvviso potrà creare problemi più seri delle nevicate.

domenica 5 febbraio 2012

NEVE, IL PIANO HA FUNZIONATO





E per una volta lasciatemelo dire: nel nostro comune, San Miniato il piano neve ha funzionato. Già il comune in accordo con gli agricoltori diversi giorni prima si era allertato. Io che quella mattina mi sono alzato presto ho visto ogni pochi minuti passare trattori spargisale, trattori con pale, risultato tutte le strade percorribili senza catene sin da quando ha smesso di nevicare. Dirò che la nevicata non è stata come in altre zone, ma nevicando a vento c'erano degli accumoli non indifferenti. Cosa dimostra questo successo: attivare nei momenti di emergenza le forze più capaci di affrontare difficoltà e i contadini sono i primi.

sabato 4 febbraio 2012

Racconti inediti di camminate.

il racconto dal titolo: Monte Maggio, fa parte di una serie di racconti dal titolo:Terra Nostra, che mi sono esercitato a scrivere. Se gradite ditelo nel commento, continuo. Se niente, mi fermo quì. Capisco che per un blog sono lunghi, ma io mi provo a vedere dove arriva la vostra - sopportazione.

venerdì 3 febbraio 2012

MONTE MAGGIO racconto


Imbocco la valle in macchina di primo mattino e subito il sole mi abbaglia, sempre così quando a Ponte a Elsa curvo a destra per immettermi nella valle nativa. E sempre una emozione mi prende, cosi è da sempre:si può andare a vivere nei posti più belli del mondo, ma dove sei nato è sempre il più bello.
Non c'è traffico, la macchina corre veloce,e lascia visioni di attimi a luoghi familiari:Castelfiorentino,Certaldo, Poggibonsi; ecco la superstrada per Siena: Colle nord, Colle sud,Monteriggioni.Esco un piccolo tratto di Cassia che aggira a sud la grande cinta muraria, poi svolta a sinistra e raggiungo il grande parcheggio.
Scendiamo, l'aria è frizzante, ci sono ancora nelle zone in ombra tracce di brina.
Il sole comincia a scaldarci quando indossiamo gli scarponi.L'enorme parcheggio è movimentato da tanti escursionisti, qualche cane gironzola felice di avere l'asciato l'auto e Trek il nostro cane approfitta per fare conoscenze.
Zaini e via, davanti a noi la scura molle del Monte Maggio. Lasciamo alle spalle le famose mura di Monteriggioni, attraversiamo la cassia e finalmente camminiamo sulla strada bianca in direzione del monte.La lunga fila degli escursionisti avanza verso il monte e si dirada prendendo i vari sentieri formando piccoli gruppi. Noi tre, io Chiara e Trek camminiamo diretti verso il monte a noi molto noto per le tante escursioni fatte negli anni passati, conosciamo a menadito tutti i sentieri, ma ripercorrerli è sempre una emozione.
Dopo il tratto in salita che porta alla deviazione della via Francigena, la strada spiana per poi cominciare la salita vera.Eccoci all'agriturismo il Mandorlo storica e bella residenza e all'altezza della casa ci viene incontro una cucciola di asino, docilissima,si lascia accarezzare, una signora dal terrazzo ci racconta che le è morta la mamma e le danno il latte col biberon, Ci prega di scacciarla, diverse volte l'hanno dovuta andare a riprenderla sul monte.
Ora ad una vigna la stradella finisce, comincia un sentiero tortuoso nel bosco, è roccioso, dal terreno emergono rocce calcaree bellissime, la poca terra di colore rossastro- terra di Siena- mostra il lavoro notturno dei cinghiali scampati alle cacciate invernali. Dopo una lunga salita eccoci ad una bellissima casa attorniata da lecci secolari, andiamo a destra in pari in un paesaggio da favola lecci e rocce dalle forme caratteristiche, per un km e raggiungiamo la strada che porta a casa Giubileo dove nel 1944 morirono 19 partigiani.Bellissimo questo luogo. una casa museo, che troviamo chiusa una lapide ricorda i giovani partigiani. Fu quì che il 23 Marzo del 1944 i partigiani furono sorpresi dai fascisti repubblichini di Siena guidati da un fascista del luogo, accerchiati combatterono, diversi tentarono la fuga due morirono, gli altri si arresero con la promessa di avere salva la vita, furono tolte loro le scarpe e caricati su un camion portati più in basso e in uno spiazzo fucilati, uno ce la fece a fuggire e benchè ferito gravenmente raggiunse un contadino e riuscì a salvarsi e raccontare.Io ricordo bene quell'eccidio, avevo 9 anni, la notizia di bocca in bocca commosse tutta la valle dell'Elsa.
Sostiamo sopra un muretto per pranzare poi ci mettiamo in cammino per scandere a Abbadia a Isola. Giungiamo allo spiazzo dove fucilarono i giovani partigiani.SOSTIAMO DAVANTI A QUEI 19 NOMI CHE ONORANO LA VALD'ELSA. Poi scendiamo ad Abbadia a Isola dove c'è la famosa pieve e l'ospitale della via Francigena, UN saluto ad un grande amico di San Miniato Giovanni Corrieri, guida famosa della via Francigena che è a guidare una comitiva del nord, poi i pochi km verso Monteriggioni. Saliamo ed entriamo dalla porta ovest, attraversiamo il paese e prima di scendere al parcheggio un ultimo sguardo al Monte Maggio, alto scuro e immenso dove terra, bosco roccia si fondono e fanno per valle
Elsa uno scrigno con dentro la sua natura, la sua storia. Uno scrigno aperto al mondo.

giovedì 2 febbraio 2012

Riflessioni prima dell'alba

Come ogni mattina mi sono alzato alle cinque.Da quando mia figlia vedendoci addolorati dopo la morte di Trek ci ha portato un cucciolo. Trek dormiva giù nella stanza dove tengo la legna in una vecchia poltrona. Ma il cucciolo non ne vuol sapere, abbaia, quindi lo teniamo in casa, sapete dove dorme? ebbene sì, sotto il letto e ci stà bene fino alle cinque, poi comincia a sbadigliare a lupo e io che sono già sveglio mi alzo,lui mi segue ed eccoci quì vicino la stufetta, lui in poltrona e io al compiuter.Non è un sacrificio, anzi mi sono sempre alzato presto al mattino,anche quando lavoravo.Dopo una scorsa veloce al compiuter mi piace riflettere nel silenzio sulle varie cose e penso a come è strana la vita. Ci si arrovella il cervello su una miriade di cose, dell'ambiente, dell'avvenire,di quello che sarà il mondo domani, e pensare che uno starnuto è via, non ci saremo più. Di una cosa non riesco a pensare: ad un'altra vita -dopo- Più frequento credenti, e vedo le loro cerimonie e meno mi fanno credere. Cosa sei ateo? boo!
Quando vedo gli altri esseri viventi che chiamiamo animali, che noi assoggettiamo ma che hanno più umanità di noi, se essere umani è un pregio. Poi pregare, essere umili fino ad essere schiavi,non mi convince. Quindi lascio al destino quello che sarà. Non me ne vogliano i tanti credenti, li rispetto e li stimo.

COME CI SI SCALDAVA UN TEMPO

In tempi di gelate e nevicate varie ritorna a molti colleghi di età la memoria di come un tempo si combatteva il freddo e i tanti aneddoti. Io che sono sempre vissuto in campagna posso raccontare tanti fattarelli.
Comincio col raccontare dei vari metodi per scaldarci: il focolare con ai lati due fornelli che servivano per mettere le pentole o i tegami e per scaldarli veniva prelevato il fuoco con la paletta e messo sulla griglia del fornello, per scaldarsi lontano dal fuoco lo scaldino detto da noi cardano,anche nello scaldino il fuoco veniva messo con la paletta:la paletta era di ferro ed aveva un manico lungo, se ne trovano ancora in commercio.-Barzelletta di allora: Un attempato uomo disse alla moglie: vai a letto che poi ti raggiungo, proviamo a fare qualcosa, la moglie va a letto e il marito col calore del fuoco si eccita, ma salendo le scale al freddo quando raggiunge la camera si affloscia. Ritorna sul fuoco e subito riparte diciamo armato, ritorna al freddo delle scale, di nuovo si affloscia, Allora ritorna sul fuoco e quando è pronto prende una palettata di fuoco e con essa sale le scale: se ti abbassi ti bruci- .
Noi bambini allora avevamo imparato uno scherzo: quando non eravamo visti introducevamo una castagna nel cardano, la castagna non incisa esplode.
Ci sarebbe molto da parlare degli strumenti per scaldarci, io posso dire grazie al freddo perchè se non finivano la legna non ero nato.
Era Febbraio e mio padre e mia madre scesero nel bosco per procurarsi legna e laggiù fra le fresche frasche vennero certe voglie e sul più bello mio padre si trovò impedito nella ritirata da un ago di acacia puntato al sedere..... cosi ho saputo non molto tempo fà, tranne racconti ad amici....