Quando uno fatica più delle possibilità fisiche se le domandi: come ti senti: come un cane bastonato!
Questa condizione l'avevo io ieri sera. Avevo da segare la legna per l'inverno e la sega andava..... Ho segantino! quanto sega la tù sega? sò una sega quanto sega la mia sega! un legno tira l'altro e a sera ho finito, ma a caldo è una cosa quando ti fermi....... mi sono seduto e quando ho tentato di rialzarmi una serie di doloretti. Ma chi ti rincorre! ha sentenziato la moglie, potevi finirle di tagliare un altro giorno! Non le ho detto, ai ragione, ma l'ho pensato. Poi stamattina mi sono alzato ho fatto qualche passo ed eccomi di nuovo in forma. Ma starò buono, questo pomeriggio -si cammina con Maresco- passeggiata organizzata dalla Coop , devo essere quell'omino che cammina svelto in tv.
venerdì 7 settembre 2012
mercoledì 5 settembre 2012
SAN GIUSTO E SAN CLEMENTE replica
Come si sà Castelnuovo d'Elsa è nella diogesi di Volterra e negli anni intorno il 1900 il patrono della diogesi erano San Giusto e San Clemente e era giorno festivo.
La mattina della ricorrenza il Dei un burlone di Castelnuovo messo accetta e pennato nel corbello a mò di zaino partì per il bosco. All'uscita dal paese incontra il Biondi che le dice preoccupato: o Dei! 'on dò tù vai? Il Dei rispose: a tagliare legna in bosco! O che un lo sai che oggi è San Giusto e San Clemente?.
Il Dei rispose: San Giusto e San Clemente sono santi che non contano niente!
Il Dei arrivato in bosco le incominciò un dolorino allo stomaco che aumentò fino a diventare una colica.
Raggiunse casa a malapena. Le beghine di Castelnuovo capeggiate da mia nonna lo raccontarono ai bambini per tutta la vita: scherza coi fanti, ma lascia stare i santi.
Credo che nessuno, tranne che a Volterra dove i due santi sono patroni , si ricordi più di loro.
La mattina della ricorrenza il Dei un burlone di Castelnuovo messo accetta e pennato nel corbello a mò di zaino partì per il bosco. All'uscita dal paese incontra il Biondi che le dice preoccupato: o Dei! 'on dò tù vai? Il Dei rispose: a tagliare legna in bosco! O che un lo sai che oggi è San Giusto e San Clemente?.
Il Dei rispose: San Giusto e San Clemente sono santi che non contano niente!
Il Dei arrivato in bosco le incominciò un dolorino allo stomaco che aumentò fino a diventare una colica.
Raggiunse casa a malapena. Le beghine di Castelnuovo capeggiate da mia nonna lo raccontarono ai bambini per tutta la vita: scherza coi fanti, ma lascia stare i santi.
Credo che nessuno, tranne che a Volterra dove i due santi sono patroni , si ricordi più di loro.
PASSEGGIATE COOP conoscere e conoscersi
Ri prendiamo le passeggiate che la sezione Coop DEL Valdarno inferiore ha denominato- In cammino con Maresco- Ieri pomeriggio ho verificato il percorso: circa 6 km da percorrere nel pomeriggio. Il percorso è perfetto tutto bosco nella zona del tartufo bianco Baconevisi Si parte dal più bel borgo di San Miniato: BALCONEVISI per fare un anello tutto in bosco con visita alla tomba Etrusca
Ecco ALCUNE FOTO DEL PERCORSO.
SABATO 8 SETTEMBRE RITROVO SERRA San Miniato PRESSO TENDONE
ORE 16 PER POI PARTIRE CON L'AUTO PER BALCONEVISI. PUNTUALITA' MI RACCOMANDO.
SCARPE TENNIS O SCARPONI, UNA BORRACCIA DI ACQUA. CANI AL GUINSAGLIO, E BUONUMORE.
Ecco ALCUNE FOTO DEL PERCORSO.
SABATO 8 SETTEMBRE RITROVO SERRA San Miniato PRESSO TENDONE
ORE 16 PER POI PARTIRE CON L'AUTO PER BALCONEVISI. PUNTUALITA' MI RACCOMANDO.
SCARPE TENNIS O SCARPONI, UNA BORRACCIA DI ACQUA. CANI AL GUINSAGLIO, E BUONUMORE.
martedì 4 settembre 2012
Paglia per cappelli
Ero piccolo ma ricordo bene quando per qualche annata mio padre trebbiava a- mano- per vendere la paglia ai produttori del famoso cappello di paglia di Firenze. Il grano veniva falciato con cura: senza erbe con le spighe tutte alla stessa altezza, legato con cura e anche falciato in Giugno. Appena il grano indorava partivano al mattino presto mio padre lo zio Torquato e mia madre e con cura scuotevano leggermente appena falciato , reggendolo alla spiga , per far cadere erbe, poi legavano i covoni, piccolo fascio e lo depositavano in terra. Dopo due giorni lo voltavano, e dovo lo ammucchiavano.
La - trebbiatura era detta - a banco- una tavola spessa che finiva all'altezza della cinta di mio padre, con due pioli che la reggevano. Mio padre sollevava sopra alla testa il fascio del grano e lo sbatteva forte, prima da un lato, poi dall'altro e lo passava a mia madre che con un paletto di legno percuoteva la spiga, lo scuoteva e depositava la paglia con cura in un angolo. Al pomeriggio mio padre quando si alzava il venticello pomeridiano lo mondava: scagliava il grano in aria per pulirlo dalla pula. Se c'era vento il grano più pesante cadeva più vicino, la pula volava più lontano.
Per fare i cappelli di paglia, si stendeva la paglia alla sera per farla imbiancare: la rugiada della notte bastava a rendere quasi bianco il filo di paglia. Poi la paglia veniva - sfilata- cioè troncata al primo nodo dopo la spiga. Mio padre la vendeva così appena - sfilata, il rimanente della paglia serviva da letto al bestiame.
Il costuttore di cappelli la portava a delle donne che facevano la treccia. Intrecciare la paglia è semplice: l'intreccio va fatto in dispari: a tre, a cinque a sette a nove ecc, facendo scorrere il filo di paglia da destra a sinistra. ritirata la treccia veniva portata in fabbrica per costruire quei capolavori che erano: i cappelli di paglia di Firenze.
La - trebbiatura era detta - a banco- una tavola spessa che finiva all'altezza della cinta di mio padre, con due pioli che la reggevano. Mio padre sollevava sopra alla testa il fascio del grano e lo sbatteva forte, prima da un lato, poi dall'altro e lo passava a mia madre che con un paletto di legno percuoteva la spiga, lo scuoteva e depositava la paglia con cura in un angolo. Al pomeriggio mio padre quando si alzava il venticello pomeridiano lo mondava: scagliava il grano in aria per pulirlo dalla pula. Se c'era vento il grano più pesante cadeva più vicino, la pula volava più lontano.
Per fare i cappelli di paglia, si stendeva la paglia alla sera per farla imbiancare: la rugiada della notte bastava a rendere quasi bianco il filo di paglia. Poi la paglia veniva - sfilata- cioè troncata al primo nodo dopo la spiga. Mio padre la vendeva così appena - sfilata, il rimanente della paglia serviva da letto al bestiame.
Il costuttore di cappelli la portava a delle donne che facevano la treccia. Intrecciare la paglia è semplice: l'intreccio va fatto in dispari: a tre, a cinque a sette a nove ecc, facendo scorrere il filo di paglia da destra a sinistra. ritirata la treccia veniva portata in fabbrica per costruire quei capolavori che erano: i cappelli di paglia di Firenze.
domenica 2 settembre 2012
PIOVE
Tutta la notte è piovuto: fresca e buona, senza vento, senza toni....... Sembra un sogno, ora non c'è più da temere siccità, carenze idriche, incendi. e tuttora piove. Nasceranno funghi, tartufi, nuovi motivi per camminare nei boschi, peccato per il castagno divorato da quell'insetto terribile..... e ci avvieremo nella stagione da me preferita: l'Autunno.
IL LUPO , IL CAVOLO , E LA CAPRA.
Immaginatevi in una stanza due bimbi piccoli e un cucciolo di cane: Il più tremendo è il cucciolo di cane: si vedeva espropiato dalle coccole giornaliere e non seguendo le regole della favola ho lasciato capra e cavolo e mi sono portato via il lupo.
E dopo le piogge camminare in zona è stato piacevole: niente insetti e la campagna ricomincia a vivere.
Mi sono fatto un piacevole giro in zona: ecco la valle di bacoli sopra il rudere di una casa dove un tempo abitavano due mezzadri che ho conosciuto, ora verrà costruita più in alto e diventerà residenza con tanto di recinzione e cane da guardia, brutta fine di una casa contadina, la preferivo rudere che abitata dal solito arricchito.
in compenso ecco uno che ancora coltiva bene: zucche! in quantità .
la valletta di bronconaia. in alto casa mia. e da casa ecco la valletta
E dopo le piogge camminare in zona è stato piacevole: niente insetti e la campagna ricomincia a vivere.
Mi sono fatto un piacevole giro in zona: ecco la valle di bacoli sopra il rudere di una casa dove un tempo abitavano due mezzadri che ho conosciuto, ora verrà costruita più in alto e diventerà residenza con tanto di recinzione e cane da guardia, brutta fine di una casa contadina, la preferivo rudere che abitata dal solito arricchito.
in compenso ecco uno che ancora coltiva bene: zucche! in quantità .
la valletta di bronconaia. in alto casa mia. e da casa ecco la valletta
sabato 1 settembre 2012
IL MAIALE DI TONINO,
Non c'era tv, ci si doveva arrangiare per divertirsi a volte con battute a volte con scherzi, a volte pesanti:
Sulla collina in prossimità di San Miniato abitava tonino un omino che credeva di sapere tutto, un gruppetto di amici architettarono uno scherzo: Uno di loro con un bel fiasco di vino rosso passando da dietro la capanna raggiunse lo stanzino del maiale e versò nel trogogo il fiasco del vino. Il maiale se lo bevve in un attimo. Dopo una mezzoretta circa la moglie di Tonino passando vicino allo stallino sente dei grugniti strani: ho che ha il maiale? pensò, aprì lo stallino e il maiale fuggi grugnando e traballando. La donna sapendo di avere una bestia docile tentò di rimetterlo dentro, il maiale si inferocì grugnando da far paura: allora spaventata a gran voce si mise a gridare : toninoooo, e impazzito il maiale...... Tonino corse a perdifiato dalla valletta dove lavorava e visto il maiale in quelle condizioni prese la bicicletta e via dal veterinario che abitava in paese: Suona alla porta e lui: venga via mi è impazzito il maiale. All'arrivo del veterinario il maiale si era un poco calmato e il dottore capì subito: ando al trologo passo un dito e fiutò: hai dato del vino al maiale?
Tonino per sere non andò a veglia in San Miniato, ma si ripropose di sapere chi gli aveva fatto uno scherzo simile per farglela pagare. Quando lo seppe dovette stare zitto: un omone di un metro e novanta dal pugno micidiale lo temevano tutti.
Sulla collina in prossimità di San Miniato abitava tonino un omino che credeva di sapere tutto, un gruppetto di amici architettarono uno scherzo: Uno di loro con un bel fiasco di vino rosso passando da dietro la capanna raggiunse lo stanzino del maiale e versò nel trogogo il fiasco del vino. Il maiale se lo bevve in un attimo. Dopo una mezzoretta circa la moglie di Tonino passando vicino allo stallino sente dei grugniti strani: ho che ha il maiale? pensò, aprì lo stallino e il maiale fuggi grugnando e traballando. La donna sapendo di avere una bestia docile tentò di rimetterlo dentro, il maiale si inferocì grugnando da far paura: allora spaventata a gran voce si mise a gridare : toninoooo, e impazzito il maiale...... Tonino corse a perdifiato dalla valletta dove lavorava e visto il maiale in quelle condizioni prese la bicicletta e via dal veterinario che abitava in paese: Suona alla porta e lui: venga via mi è impazzito il maiale. All'arrivo del veterinario il maiale si era un poco calmato e il dottore capì subito: ando al trologo passo un dito e fiutò: hai dato del vino al maiale?
Tonino per sere non andò a veglia in San Miniato, ma si ripropose di sapere chi gli aveva fatto uno scherzo simile per farglela pagare. Quando lo seppe dovette stare zitto: un omone di un metro e novanta dal pugno micidiale lo temevano tutti.
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