Mi ricordo bene perchè la prima elementare. l' ho ripetuta a causa del difetto di allora: ero mancino!!!!!
At tanti inni patriottici di allora c'era questo:
Nizza, Savoia, Corsica fatal: o terra ti vogliamo liberà!
Allora ero bambino: anche molto difettoso a causa della mano mancina.
Ora ora sono vecchio ma mon grullo ma quei due ragazzotti li vogliamo
far smettere di ruzzare?
giovedì 7 febbraio 2019
martedì 5 febbraio 2019
Sentire
le canzonette alla Galena non era come alla radio, ma a Montauto non
avevamo la luce elettrica e credetemi era un tribolare, la cuffia
faceva bruciare le orecchie poi il filo che in qualche modo
alimentava la galena era attaccato alla rete del letto, poi
gracchiava di continuo, molte volte le cose noiose mi facevano
addormentare al mattino mi bruciavano le orecchie.
Dissero
le mie due cugine che abitavano vicino la fornace dei Praticelli:
vieni da noi a sentire il festival della canzone, loro avevano la
radio.
E
mi ricordo facemmo tardi ma c'era la luna e salire a Montauto fu
facile.
Non
sono novelle: il mio sogno di adolescente era potere avere la luce
elettrica, magari una bici tutta mia usata.
Mi
ricordo le discussioni: io già adoravo il gezze, le mie cugine come
i più adoravano Luciano Taioli, ma San Remo lo faceva l'orchestra
Angelini con Nilla Pizzi, Gino Latilla e Achille Togliani.
Dopo
5 anni tornai lontano da Castello ebbi luce e Lambretta, ma mai
scorderò quei 5 anni su quel poggio, anni molto duri ma mi ci sono
formato ripagando con la tanta lettura la mancanza di luce elettrica.
lunedì 4 febbraio 2019
A
volte ci metto bocca su certe politiche della scuola e della scelta
della mia via come polo scolastico poi mi ritraggo a riccio e penso a
quella mattina lì che da pochi giorni che ero tornato alla Catena.
Avevo
da fare la carta di identità in comune o qualcosaltro foglio presi
la bici e iniziai a salire quella strada magica verso San Miniato e
subito rimasi colpito dai bei coltivi del podere dei
Cintelli,campetti e prode che finivano in valle, la salita la
camminai e appena spianò le olivete di Fontanelli e Guerrieri e
subito dopo l'oliveto dimostrativo di Pozzolini una magia , poi
risalendo fino da Calvani era uno splendore,
Sognai
ad occhi aperti: uno che abita qui.......
E
il sogno si è avverato dopo moltissimi anni, sono tornato ed ho
avuto i miei splendidi olivi fra i quali tre secolari da più di un
quintale di olive a pianta , erano il mio orgoglio.Poi il polo
scolastico: decidero di ingrandire la via, la chioma dei miei olivi
ostacoleranno il passaggio dei pulman. Che potevo fare? Una notte
innsonne, poi li abbatterono, un artista ne prese un poco di legno,
speriamo che non ci abbia fatto un cristo, serommo due in croce,
Rimasi
senza olio per molti anni in attesa di quelli impiantati subito.
Direte:
avrai preso l'indennizzo? No! Hai solo venticinque centimetri di
terra nell'esproprio: E gli olivi? Non erano nell'esproprio del
terreno.
Ora
una scuola è pericolante per ora l'altra regge.
Parlano
di altre destinazioni, che se ne frega ad ottantanni delle scuole,
non avrò più i miei olivi anche se le portano via.......
domenica 3 febbraio 2019
I
Locali contadini, intesi come persone nate e vissute sempre nello
stesso luogo, hanno sempre bollato un nuovo arrivato con un
soprannome a volte , se quello si integra, fittizio, se no rimane:
C'e
tornato uno di Sinalunga! Zona Siena, poteva essere anche di altro
paese, lo stesso dei siciliani, calabresi ecc. Se veniva uno dalla
montagna era il montanaro, uno maremmano, ecc.
Da
mano a mano a mano che uno si integrava gli riveriva riassegnato il
cognome, si dal cognome si notava come era accettato un nuovo
arrivato, dal nome nò: Mario il marchigiano, Michele il siciliano
ecc.
Chi
si comporta bene ma mantiene parlata e qualche tradizione, rimarrà
sempre col nome o cognome seguito dalla provenienza.
E
nel nostro spostarsi anche se per pochi chilometri noi Martini siamo
stati accompagnati da soprannome di provenienza:
A
Cerreto Guidi eravamo di verso castello, A S Romano di verso Cerreto
Alla
Catena: quelli dove stava il Cecconi …. Poi altre case ma sempre
qui nel samminiatese.
Ma
non sarò mai integrato: o il figliolo di quello che stava in Bacoli,
o quello che stà vicino al cimitero.
Verrà
un giorno che -tirero il calzino- e mi piacerebbe: una sega!
Se
rinasco nascerei volentieri farfalla grande,un farfallone come sono
ora nei miei discorsi sensa senso, ma sono sfortunato: se dovessi
rinasce bao un dico dove.....buongiorno.
sabato 2 febbraio 2019
Altre
giornata in casa e fra la gente, comincio ad essere pieno del sapere
altrui, Si mi piace per un breve tempo sentire opinioni,vedere gente,
ma se mi addentro scatta quella molla salvatica di repulsione,è
sempre stato così da quando sono nato: Lui è un sarvatio! Diceva la
mi nonna, ma era vero, ho intelligenza da vendere, ma e il carattere
che me lo tira in culo e per vivere con la gente ce ne vuole. Allora
cerco e trovo sempre un compromesso: via per campagne, monti, boschi
e li mi riconcentro lontano da interminabili cene, chiacchiericci a
mezzasta, politiche di convenienza, gente in cerca vana di felicità
in un viaggio di 10 ore d'aereo ecc
Ma
poi nessuno è felice, figuriamoci io con questo cervello a bischero
che mi ritrovo.
E
mi assale sempre ogni volta che mi raccontano di viaggi, di posti
lontani un dubbio atroce: Era più appagato di gioia un fucecchiese
dall'andare alla festa della madonna di Cigoli nell'ottocento che
uno che va ora alle Sescel? E' la sorpresa, ma poi il mondo se
diventa abitudine è uguale?
Stamani
dà di fora! Diranno tanti, non sono peggiorato, sono così da
sempre, anche se ho resistito in periodi di più lunghi.
Bulletta
Si
avvicinava ai trentanni e in quegli anni uno era quasi zitello,
vestiva elegante ma come noi era contadino mezzadro. Era il solito
pessimista che sognava le cittadine, veniva al circolo e se ti
agganciava diceva le stesse parole di sempre: Qualche giorno prendo
una valigina, vado sulla statale prendo il pulman e chi si è visto
si è visto.
Aveva
una lambretta 125 ma la fuga dalla terra la sognava in pulman,
aveva
un nome ma per tutti era bulletta a causa della sua testa lugida
appena ricoperta ai lati da pochi lunghi capelli pettinati a virgola
nel vano tentativo di coprire la lucida testa, aveva avuto una
fidanzata che sembra l'abbia lasciato lei.
Noi
ventenni quando passava in lambretta nel vano tentativo di scanzare
buche o pozze si mormorava: ecco bulletta, ma guai a farsi sentire
chi si era provato non gli parlava più.
Ma
in quegli anni di metà 50 molti la pensavano come lui; le ragazze
scanzavano a prima vista un contadino, già molte uscite dalle
elementari imparavano cucire sia stoffa che pelle, nella zona
noscevano fabbriche come i funghi.
Tornai
lontano, in quei tempi le distanze c'erano, dopo diversi anni mentre
andavo alla partita ad Empoli vicino lo stadio lo vidi: subito lo
chiamai dandogli la mano: come và, chiesi: sapevo che si era sposato
una maestra, Come un bischero! Mi rispose e mi raccontò in due
parole che il sogno cittadino di un contadino era finito subito, non
con la moglie, ma col lavoro ripetitivo e la mancanza di amici.
A
mè è andata bene, diverse volte ho rischiato di tornare in paese,
in una cittadina. Ma in gioventù l'essere guardato con aria
diddidente perchè contadino e venire voglia della- valigina sulla
statale......
Il
compromesso con le scarpe e rimanere contadino mi è valso rimanere
me stesso.
Guarda
che canne lindie ci e venuto sotto l'argine del rio; canne e
abbandono, anche il ponticellino in ferro è pericolante. Ti ricordi
del Lami? Se me lo ricordo, come abbia fatto a vivere in quel pezzeto
di terra renoso a mezzadria... va bene non avevano figli ma lungo il
rio San Bartolommeo era il terreno meno fertile, molto renoso dovuto
a piene del rio che con gli anni si era innalzato monti metri sopra i
campi o ogni tanto strappando l'argine riversava metri di rena nei
campi.
Brava
persona il Lami non amava molto conversare, solo in politica lui come
quasi tutti alla Catena era comunista e benchè anziano e senza figli
non mancava mai a manifestazioni sindacali. Seppi poi che si era
ammalato quando non stavo più alle Tagliate lo andai a trovare
all'ospedale di san Miniato mi ringraziò tanto per la visita poi mi
disse: ormai è scritta!vado Surevola, era un detto dei pontaegolesi
quando erano tristi: lungo il torrente Egola c' è il cimitero Lo
salutai e fù per l'ultima volta.
Si
cammina e si ricorda, ogni passo c'è un nome, un fatto successo,
con gli anni siamo pieni di ricordi e non è malinconia per uno che
ha vissuto fra gente brava semplice, che con passione ha reso fertili
e belle le nostre zone.
E'
tristezza ora nel presentee ne sarà di più in futuro a vedere
valorizzata la nostra terra solo se si adifica e si distrugge....
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