giovedì 29 novembre 2018

Questo scritto e tratto dal mio libro: Radici Contadine l'ho tratto dal blog L'alba sulla collina e si avvale di un commento di Ambra Del Buono una grande amica scomparsa
IO LA NOTTE E I RICORDI.
Eccomi affacciato alla finestra a scrutare nel buio della sera, una notte di luglio calda. Vedo nel buio immagini in movimento: i fari di una macchina, un aereo con i suoi lampeggianti, una luce che si accende nella casa della valle e su in cielo le poche stelle offuscate dalla luce, laggiù in basso, sempre più luci che illuminano la pianura dove a dismisura crescono case e capannoni industriali.
Ma questa sera affacciato alla finestra mentre una leggera fresca brezza mi da sollievo, io solo,si accende il proiettore della mia memoria, vedo chiaro lo scorrere dei miei ricordi:
- Eccomi bambino sull'aia una sera a spannocchiare il granturco. Ora mi rivedo a scuola: il maestro che legge il mio tema sul primo Maggio. E ritorna alla mente il mio Primo Maggio a Castelfiorentino, le bandiere rosse, il canto della gente finalmente libera: Vieni o maggio
ti aspettan le genti
ti salutano
i liberi cuor...
Vedo il camion della trasferta, una parola che dice tutto: lontano dalla tua valle, dalla tua gente, via da amici e parenti...
Vedo le tante lotte sindacali, politiche per la pace; il lavoro nuovo.la mia famiglia.
Vedo mia madre, sempre vigile, sempre in angoscia per la precarietà del portafoglio, quel rincorrere i bisogni della famiglia.
E mio padre umile contadino ma animato da un grande senso di libertà, da padroni,da preti,e nello stesso tempo rispettoso verso la gente.
Ecco, rivedo lo zio Torquato: sempre attivo, sempre in silenzio, un silenzio che gridava di quanta ingiustizia fosse stato vittima in gioventù. Lui grande lavoratore ha subito la più tremenda ingiustizia che un padrone terriero potesse fare ad un giovane contadino: la disdetta all'inizio della vita lavorativa. E ricordo la sua morte, la morte di un uomo solo dentro una famiglia che le voleva bene, ricordo il suo ultimo respiro: colpito nel dolore profondo non volli che mani estranee lo toccassero e lo vestii a festa colui che di feste non ne faceva, sempre occupato nel podere o nella stalla, lavorare era la sua festa.
E mia nonna, grande cuoca, sempre presa dalla necessità di riempire bocche e la poca disponibilità della mensa.
E Renzo, mio fratello: molti mi rimproverano, hai scritto un libro di ricordi e non parli mai di Renzo, eppure oltre che per voi Martini una guida, un riferimento per tanta gente.
Come facciamo a descrivere la vita di un familiare, e come può un contadino che oltre all'affetto ha condiviso lavoro assieme, pensiero, difficoltà di ogni genere.
Io posso scrivere solo del vuoto immenso che mi è rimasto alla sua scomparsa; e mi accorgo giorno dopo giorno che non potrò più chiedere consigli,avere discussioni, a volte scontri verbali. ma sempre lo trovavi lì sotto la vettrice in Estate o alla stufa in inverno a parlare con la sua pacatezza e competenza.
E,il trascorrere della vita ogni tanto lieta molte volte amara, ma sempre vissuta con tanta passionalità, molte volte ingenuamente, ma mai con rinuncie preventive. La vita è una battaglia, dove non arrivi tu arriverà un tuo compagno, un amico un tuo simile.
E' ora di chiudere la finestra e i ricordi, domani sarà un altro giorno e se ci sarò sarà un altro regalo alla mia vita
Dal mio secondo libro: Radici contadine.
Pubblicato da maresco martini a 04:08
2 commenti:
Ambra ha detto...
Bello sentirti raccontare dei tuoi ricordi. Le tue non sono le parole aspre del momento in cui stiamo vivendo la sofferenza, ma quelle armoniose e addolcite dalla lontananza dal passato, anche se parlano di dolori vissuti.
Si ci sono piante di sorbo non a grandi mucchi ma isolate qua e là non le distingui quando non hanno frutti e quando li hanno se non sono mature....
Ma il sorbo con le sue colorazioni autunnali e il rè dell'autunno, non puoi sbagliarti: se da una panoramica di bosco vedi una pianta gialissima che si distingue dalle altre è il sorbo.
E in autunno non di rado faccio una visitina sul sentiero per Cedri e all'altezza dei calanchi di Iano lì ce ne sono da incanto, uno e sulla stradina verso Cedri, maestoso, altri primeggiano alla Pietrina li vedi splendere in attesa di una maestralata o della tramontana per ritornare piante modeste quasi da sottobosco.
E stasera ne ho vista una di una bellezza! Che fotografarla sarebbe sembrato uno spregio: me la sono tenuta nel ricordo sperando nell'anno prossimo di rivederla come oggi sotto splendere sotto i raggi di un sole calante.

mercoledì 28 novembre 2018

Un bel cielo sereno mi ha accolto all'apertura della finestra.Che sì stà a navigare fra tv e galline?
Zaini e via, ci aspettava quel percorso sempre visto dalla rupe della Pietrina, mai percorso.Arrivare al Cstagno senza traffico e quasi un divertimento guidare e i panorami ti passano davanti uno dopo l'altro, paesaggi noti ma trasformati da questo autunno avaro di freddo: i colori delle foglie che brillano al sole.... Nel piazzalone del castagno un centinaio e più di cacciatori attendono l'ora per cacciare:Verranno lì, dice Colei
Ma dico, avanti che arrivino saremo ai piaggioni....
Appena si passa la strada che sale alla Striscia si parcheggia e dall'altra parte la strada bianca prescelta, prima coltivi, poi bosco di leccio. Dopo un bel pari panoramico si inizia a scendere e subito piagge, si passa il primo agriturismo e una breve ripida discesa ci porta alle due grandi abitazioni case da vacanze,quelle in bella mostra che si vedono dalla Pietrina che bellezza dico a Colei che scuote il capo; Venirci con 40 anni meno e una sventolona vogliosa.... Sogna, sogna vecchio balordo: intanto finisce la strada buona ora la mota ti fa passare le calorie....
Una viottola motosa ci attende per tutto il lungo crinale poi si scende un una valle stretta con un rio sassoso dopo quasi un km si guada, c'è poca acqua. E ora si sale? Io guarderei oltre il torrente, si riguada e davanti a noi piagge, vedo una cava di pietre portate dalle piene del rio . Pietre bellissime posto ideale per pranzare, anche se è appena le undici e venti.
Vai! Quando il corpo l'ha avuto......
Mentre pranziamo si ammira i tanti colori di quei sassi prevale il verrucano ma i colori e i sassi hanno colori e formazioni diverse visto i tanti rii che convergono in questa valle.
Si riparte in salita e dopo poco siamo sulla provinciale volterrana.
Si va in su ho da mettere dentro i fiori.
Il traffico è quasi inesistente, ci godiamo salendo il bel vasto panorama.
Prima dell'auto incontriamo un cacciatore del posto, conosceva un mio cugino guardiacaccia un tempo a quella fattoria persona nata e visuta sempre lì.... Buon per lui dice Colei che spesso rimpiange i suoi monti e le diverse trasferte.

martedì 27 novembre 2018


IL PASSO DI DANTE-sui monti pisani-
Siamo a metà Marzo e dopo due giorni che mi strapazzo a tagliare erbacce e rovi in un ciglio ho detto basta! Domani mattina via, in cammino, e dove? Penso un poco e mi viene alla mente San Giuliano Terme e i suoi monti. Eccoci ad Asciano, lasciamo la macchina subito appena girato dietro alla torre dell’acquedotto Mediceo, approfittiamo della fontana per rifornirci di acqua. Ci mettiamo in cammino di istinto verso il cimitero, lo sorpassiamo e alla seconda strada a destra la prendiamo, comincia una leggera salita poi di nuovo a destra, un gruppo di case ed ecco un cartello del parco del Castellare e delle Fonti, con la sigla a. n. p i. l, -aree nazionali protette di interesse locali- monti pisani- il pannello illustra i punti principali del parco, andiamo avanti, ora la strada è in cemento e sale ripida. Troviamo sulla sinistra una colonica, n 1 restaurata è del parco è chiusa, ma fuori altri pannelli illustrano il percorso. Saliamo altri cento metri e arriviamo in cima ad uno spiazzo, sul ciglio ogni cartello indica il nome di una pianta,ho di un’erba. Una stradina va a sinistra verso un’altra casa dell’ente parco, sul ciglio tanti cartelli indicano i nomi delle piante e delle erbe, sono decine citati nel nome scientifico e nel nome che conosciamo noi profani. Lasciamo la casa e continuiamo a salire. La strada e in pietrisco ma sale regolare verso la cima del monte in un paesaggio lunare, roccia, molta , altri pannelli indicano i fiori, l’orchidea è la regina di questo monte, altro pannello illustra la fauna. Percorso molto didattico molti ragazzi dovrebbero venire per conoscere la natura di questi luoghi. Un pannello spiega i monumenti del parco e fra i diversi indica una villa sulla sommità del monte, villa. Bosniaski. Dopo una curva a destra eccoci in cima al monte: sorpresa, sotto di noi il panorama mozzafiato fino a Pisa, sotto San Giuliano Terme, qui la strada spiana e costeggia la cima del monte, dopo una semicurva con sotto i terrazzamenti di olivo e sempre panorama arriviamo a questa villa famosa. Che posto! Un personaggio famoso questo Polacco a studiato in diverse città fra cui Parigi, con la moglie nobile e scrittrice dopo tante peripezie, arrivò a San Giuliano e comprò questo monte, vi costruì una strada e nello spiazzo proprio davanti a Pisa, con sotto il paese vi costruì una villa con parco, cisterna, muri di cinta, frantoio, perché nel frattempo fece piantare gli olivi in tutto il pendio che sovrasta San Giuliano. Ora tutto è in rovina, un cartello dice di non avvicinarsi alle costruzioni pericolanti. Ma malgrado l’abbandono il posto ha un fascino particolare. Ritorniamo indietro fino alla curva dove inizia la discesa e prendiamo il sentiero 01 sul cartello è indicato Passo di Dante. Si cammina ora in un sentiero roccioso per seguire il percorso bisogna seguire le frecce bianco rosse fatte nella roccia. Qui è tutto sassi, poche piante erbacee, e asparagi, non sono raccolti io approfitto per mangiarli così appena raccolti sono di un dolce, Chiara dapprima esita poi pensa a domani per fare una pastasciutta, andiamo dalla figlia. Smetto di mangiarli anchio, ma siamo vicino al passo di Dante è mezzogiorno ci fermiamo per mangiare. Sotto di noi le macchine fanno la giostra nei tornanti che portano al foro.
Ci rimettiamo in cammino e andiamo al passo, una lapide proclama il famoso xxx3 esimo canto dell'inferno di Dante Alighieri: al monte che i pisani veder Lucca non ponno…. , sopra una testa di Dante che fotografo ma mi viene male controsole. Ora una strada bianca con i segnali dello 0-0 il sentiero che parte da Molino di Quosa e percorrendo tutto il crinale dei monti pisani arriva a San Giovanni alla Vena, ci porta verso la parte alta del monte. Chiara voleva andare nell’altra direzione perche pensava di trovare altri asparagi, ma le fò presente che tre macchine sono parcheggiate nello spiazzo, gli asparagi sono stati raccolti tutti a quest’ ora. Comincia a salire lievemente la strada e meno male è un poco ombreggiata, il caldo si fà sentire. Ogni poco un ciclista in mantambaik passa sfrecciando, attento trek!, questi non schersano, vengono giù dalla montagna come frecce. Ecco ad una curva in uno spiazzo tre persone sedute ad un tavolino apparecchiato. Quando sono vicino dico: bel mestierino,credendo che mangiassero, invece mi dicono che al passo di Dante dove avevano parcheggiato il fuoristrada, le avevano rubato la borsa dove avevano il companatico, lì non si sono accorti, quando seduti per mangiare mancava proprio la borsa degli alimentari più importante. I soldi li avevano in tasca e che potevano fare? Andare uno a ricomprare il companatico, il quarto era proprio impegnato a fare spesa. Mi viene un dubbio, un sarà mica stato quel marpione di Dante, visto che anche lui era profugo in terre straniere, e gli stranieri come si sa . . . . . bisognerebbe chiederlo a Maroni. Ora si sale senza tregua poi ad una curva si lascia la strada per il sentiero, bello è questo passaggio, sale fra piante di sughero e rocce verruche. Dopo mezzora che saliamo ritorniamo nella strada bianca che sale con diverse curve, vediamo su in alto il monte Faeta e sulla destra ecco i cartelli che segnalano il Mirteto. Ora lasciamo la strada e giù in picchiata in discesa, il sentiero è bene segnato ma mamma mia che discesa!. Ci attacchiamo ai tronchi dei tanti corbezzoli per non cadere, i ginocchi sono messi a dura prova. Scendiamo fra il folto in un canalone e dopo poco sentiamo l’acqua scrosciare, il cartello in cima recitava: Mirteto km1, mezzo, farli a rotta di collo cosi senza un metro di pari è stata dura. Ecco fra le piante un tetto, ci siamo, e incrociamo il sentiero che scende giù dal monte. Ecco la chiesa del 1100 stile pisano dice un signore del luogo, che mi spiega diverse cose . Che era un convento le cui origini sono sconosciute fino al 1100, ci conduce dentro un rudere e ci mostra i muri in basso di origine Etrusca, la chiesa come tutte le costruzioni abbandonate da tempo è senza tetto, le pietre sono tutte di roccia verruca, i frati hanno stabilito prima di costruire la chiesa quante ne occorrevano, così dice l'uomo, ex paracadutista ora in pensione, e come noi ha del tempo da spendere, cerca di documentarsi nel tanto tempo che ha in biblioteca a San Giuliano.
Ci sono i resti di diversi stabili che servivano da convento, in un ambiente c’è sempre una grande tinozza di pietra che era del frantoio. Salutiamo l’informatore e continuiamo a scendere, sempre bosco ma ora mulattiera acciottolata. Dopo tanto scendere arriviamo all’edificio costruito dai Medici per portare l’acqua a Pisa. Bella la facciata con tanto di stemma in pietra serena, ma l’occhio vede sul ciglio una lapide con due nomi Sono partigiani caduti .la lapide reca scritto: Qui caddero combattendo per la libertà, Paolo Baracchini, Pirro Capecchi. Asciano 24-7 -1944
E come altre volte è sempre difficile non trovare nelle nostre terre un percorso senza trovare ricordi di caduti nella lotta di liberazione.
Percorriamo ora la via che porta i nomi dei due partigiani, e in poco tempo siamo alla macchina.
MONTI PISANI
Quanta bellezza offri al viandante
E che varietà di piante, di erbe e roccia
Dai castagni della parte nord del monte
Alla varietà mediterranea nella parte sud
Dove l’olivo primeggia,
il leccio il sughero, il corbezzolo
ricoprono il bosco.
E il terreno aspro ricoperto da rocce verruche
Ha fatto faticare molto l’uomo pisano
Per produrre quell’olio conosciuto nel mondo
Panorami da cartolina su Pisa, sul mare,
Su Lucca e le vicine Apuane,
sul valdarno e su Livorno.
Nei tuoi boschi anno trovato la forza
Uomini semplici
Per combattere un invasore crudele
E a Piadena sopra Buti, ai tuoi piedi
Nel padule di Bientina,
giù alle fonti di Asciano,
nomi sconosciuti
Ci anno donato col loro sangue libertà.

lunedì 26 novembre 2018

Passano veloci coi motorini, poco avanti ci sono scuole, ma non scuole vere: li si insegna date, leggi da rispettare, come fare conti.
Io quella scuola non ho fatto, ne ho fatta una più bella:quella dei racconti dei contadini,quella dello stare insieme, del soffrire, a volte gioire ma sempre emozionandomi. Credetemi non c'è lauree, non ci sono scuole che possono insegnare l'essere contadino dentro: amare un colle, un bosco, un coltivo sentirlo tuo non possessivamente poi a fartelo ingigantire o ridurre essere sempre bello e sorprenderti ci pensano le stagioni,il mutare continuo del tempo.
Ecco perchè posso non essere capito esatando sempre li stessi luoghi, ma quei luoghi hanno storie contadine hanno con il mutare di tempo e stagioni una regia unica e bella che messa assieme ai ricordi mi fanno stare bene.

sabato 24 novembre 2018

Si!, forse avrei dovuto adattarmi al cambiamento anche con la mentalità dal momento, non ero più contadino, eppure tecnicamente mi sono adattato diventando un buon tagliatore di tomaie,operaio stimato, sindacalista attivista, o!, sono stato delegato alla conferenza degli operai comunisti,lotte.operaie persino consigliere comunale rappresentante operai calzaturieri, ma sarà la mia famiglia rimasta contadina sarà che ho sempre tenuto, quando potevo il piede sulla stecca della vanga a dirla alla pisana< sul pallonzolo< , una volta in pensione rieccomi contadino alle prese con lavori da altri tempi e ormai gli anni da operaio sono svaniti quesi tutti riaffiorando con prepotenza i ricordi contadini.
Vorrei raccontare anche gli anni da operaio, le lotte, anche lì come facevo in gioventù da mezzadro, perchè i padroni sono sempre uguali e prepotenti col debole in qualsiasi lavoro o momento, ma se ti facevi rispettare lavorando bene e lottando, dopo la conquista della libertà anche se non attuata del tutto.
Ma non mi sono lasciato dietro quel raccontare di un tempo, perchè il lavorare la terra ha bisogno di descrizione particolareggiata, l'altra operaia è molto più scarna si limita al fatto, non ha più tendenze orali, ormai negli archivi, nei compiuter il mondo operaio si trova.
E'quel mondo sconosciuto ai più che mi affascina e sento dentro tanta voglia di raccontarlo un raccontare di bocca in bocca, nelle veglie, nei circoli, seduti su un ciglio ma essendo orale gli anni ormai hanno marcato il territorio mettendo fine a quel mondo fantastico dove raccontare era tutto.
E qui casca l'asino, Sento la responsabilità dall'essere uno dei pochi rimasti di quel tempo, ma pesa come un macigno il ritardo del raccontare un mondo che scavalca generazioni.


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Uno sgocciolare di nuvole frastagliate mi ha accolto stamani, sembra di contare gli spiccioli di spese folli altrove.C'è bisogno di pioggia, quella vera che disseti le piante, le sorgenti, per ora niente, boschi assetati, torrenti asciutti e sento i piagnisdei dei tanti nipoti di contadini che vorrebbero sempre sole e belle giornate.
Accendo la t v e notizie di terre aride o notizie di uragani e alluvioni. Capira l'uomo quando sarà troppo tardi di quanto male fa alla terra disboscando, facendo piazzali, strade veloci costruzioni dove omini pensionati guardano sorgere costruzioni con le braccia dietro la schiena.
Perchè te fai l'omino spettatore planetario? Ber mi maresco, direbbe Neno : Tu fai l'omino in grande: guardi il degrado avanzare ovunque, ma non puoi fare niente, nemmeno tenere la mano sul braccio, nemmeno levare quel cesso dentro la macchia alla Sughera: sono troppi e un tutti i sensi che remano contro l'ambiante.