lunedì 15 ottobre 2018

ECCOMI QUA'
Ne è passato del tempo da quando ti trovonno fra quel cavolaccio mezzo mangiato dai bai in quell'orto recintato da canne mozze all'altezza giusta per parare la tramontana alla verzura e quei culi che se ne servivano da latrina nel retro
E non mi ricordo neanche quale fù il primo rumore, forse lo stridere della martinicca dei barrocci che calavano verso il piano.....
E da quando di nascosto quardavi la passera alle vecchiette di fondo alle scale, allora usava vestiti lunghi fino ai piedi ….le mutande? Se le mettevano per andare dal dottore,,,,,,
Poi, poi.....Ma che un sai dire altro?: o mi ricordo e poi.....Ma tu sei vecchio allora?
Dai Maresco pensa in avanti a conservarti quel bischeraccio che sei sempre stato, si perchè bischeraccio sei e sempre fra i bischeracci ti sei trovato a tuo agio, gli eroi, i sapienti hanno sempre fatto del male o all'uomo o alla natura i bischeracci meno, a volte strappano un sorriso benevolo a volte un poco pesi, nulla più.
Avanti Maresco! Hai da raccogliere le olive, poi chissà continuare con la potatura e quello zainodell'invicta giallo che hai indossato in migliaia di escursioni non lo attaccare al chiodo ma portalo ancora per i poggi, i boschi e i borghi della nostra bella regione...
Eun la fa più lunga.

sabato 13 ottobre 2018

Dice l'inizio del libro famoso: -quando senti suonare una campana non domandare per chi suona: è una piccola parte di te che se ne và....< Ma se suona per una persona semplice, uno come te... Perchè la morte è cosa normale, ma è quando arriva, a chi arriva che sconvolge chi resta.
Ebbene si non una piccola parte, ma con la morte di Remo molto del mio mondo scompare, anche se meno vecchio di mè Remo non è sceso come mè a compromessi col moderno, io ci sono caduto, solo con l'età che avanza ho capito che c'era un vuoto nel raccontare il mio tempo e l'abbiamo fatto nel posto peggio la tv, si, la tv che ha tempi stretti, la tv che ti sega senza neanche dirtelo la tv non puù raccontare, deve avere tempi e variabilità di programmi, malgrado tutto Remo ha avuto il successo che si meritava e quando hanno deciso di sospenderlo non si è preoccupato più di tanto non c'era tv , c'èra la gente è li la grandezza di una persona.
Ora con tutti gli inciampi e l'età continuo a raccontare, non sono ne poeta ne scrittore, sono un contadino smesso che vorrei far conoscere a qualcuno che un tempo si narrava , si leggeva, si cercava di conoscere di più il mondo e perchè per del tempo ci siamo interrotti per rincorrere la negazione della libertà di goderci la natura che ci circonda.

venerdì 12 ottobre 2018

Lettera a babbo:
Che poi gira gira ti somiglio dopo averti contrastato per anni, Si! sono gli anni che fanno vedere somiglianze e atteggiamenti.
Non si può confrontare padre e figlio quando gli anni marcano le differenze ma dopo quando si arriva alla età di un padre che si vedono le somiglianze, certo che fisicamente io ho preso da mamma ma il carattere scontroso, pignolo orgoglioso attaccato alle zolle come se fossino loro ad attaccarsi a te.
E stamattina ho avuto un altra conferma, come se ce ne volesse il bisogno, ho finito di pulire l'oliveta, quasi ci ho dato la cera come al pavimento, le fossette ricavate mi sono avviato verso casa poi all'ultimo olivo mi sono girato: Come stà bene, ho detto! Come dicevi tu allora, io ti contestavo: tempo perso che ti rende?
O un mangi, dicevi, che ti manca.
I libri, le ragazze, un mondo, quello contadino segnato a morte, le tomaie, la busta paga....
Poi arrivi all'età tuà e viene fuori un mondo che non si cancella: la terra e te un tuttuno nel tuo d n a
la grinze in viso, tu somigli sempre più 'i tu babbo, disse l'amico, ma importa poco fisicamente è la somiglienza nell'amare la terra e come l'amavi tu che conta.

giovedì 11 ottobre 2018

Un tempo avevamo previsori fai da tè: mi dole un callo: cambia il tempo, un faccio altro che piscià! Vedrai tira tramontana.
O Beppe! Ma durerà questo beltempo? Glo poo fiducia! Tempo rimesso di notte, dura quanto le pere cotte!
Vento senese: tira un giorno e piove un mese.
I proverbi fatti in rima per essere più altosonanti ma una quache verità la tenevano erano costruiti da tante osservazioni: Cielo a pecorelle....acqua a catinelle e quasi sempre un cambiamento di tempo era proceduto da nubi frastagliate
Quando rannuvola sulla brina, piove innanzi domattina.
Il sole va sotto in giove: un arriva a sabato che piove.
le canne hanno il pennacchio inverno nevoso.
La mi nonna li sapeva tutti.
Che vi pare che io meteopatico come sono non facessi previsioni fai da mè?e ci chiappo quasi sempre: quando da San Miniato si vede un nuvoletto rigonfio, pardon < cumuliforme< O! Mia condisco con l'acqua!, a est sud est c'è: entro tre giorni cambia il tempo.
Poi arrivò Bernacca con previsioni fatte con studi e informazioni, arrivarono i satelliti sino ad oggi dove ti forano il cervello dalle tante informazioni meteo frammiste a pubblicità.
Lasciaci tornare ai nostri temporali.......canta Paolo Conte. Ci mangiano bene colonnelli e studiosi meteo ma io ogni tanto me le faccio personali: tanto le piogge sparse indove cascano un lo sa nessuno e chi lavora all'aperto ne sa quanto prima!porta l'ombrello
Se sono rovesci spatzi oltre l' ombrello cercati un poggetto: un si sa mai.......

mercoledì 10 ottobre 2018

Dupo il vuoto due: Tornano a riaffacciarsi le telecamere nell'Empolese Vald'Elsa e zona del cuoio che dire: ben vengano ne sentivamo la mancanza ed io che per caso ci sono stato dentro incontrando la gente per strada ne sentivo i commenti.
E qui dalla mia esperienza per caso voglio suggerire ai nuovi, maggiore attenzione alle tante sfaccettature del territorio: non solo l' Empoli ma attenzione agli sport minori Come il podismo non competitivo ai tanti gruppi treking,,e trasmissioni brevi e varie, evitare le lunghe interviste, le riprese di mercati e fiere più snelli in pochi minuti si dice tanto le lunghe riprese stancano, la gente è abituata ora a spippolare.
E a scuola si insegnano date,si dicono statistiche ma non si racconta, come è il nostro territorio, della sua fragilità, di come il sottosuolo che violenze ha avuto per adattarsi a coltivazioni intensive
Ma del passato cosa se ne sa sul nostro territorio? senza collegarlo al racconto? Ecco che qui casca l'asino con la corsa allindustrializzazione non si è tenuto conto che il passato aveva radici orali, veniva tramandato di padre in figlio cioè narrato minuziosamente con l'arrivo del moderno si è distrutto il narrare lasciando posto ad archivi poi a date e statistiche coi compiuter.
Ecco che l'istituto di statistica ti sforna l'aumento dei boschi ma in realtà sono terreni abbandonati in fretta e furia per riempire fabbriche, ma sono terreni malati,dove crescono in fretta piante non si solidifica il terreno ci vogliono secoli e secoli.
Le nostre colline, montagne abbandonate sono più o meno come uno che esce convalescente dall'ospedale, ha bisogno della convalescenza. I nostri terreni un tempo recente coltivati avrebbero bisogno di manutenzione, che costa, costa di più il danno che avviene in caso di eventi estremi,
Questo non si fa. Ma non si educa nelle scuole, nella società a come difendersi da questi pericoli.
Si sale in auto pensando all'orario, non si aspetta che un temporale si acquieti, si passa sotto colline che possono franare... Allarmismo? No! Conoscenza e prudenza.

martedì 9 ottobre 2018

La svinatura.
….e fra le vie del borgo dal ribollir de tini.... La sanno lunga i poeti.......
Si doveva, il contadino non era un mestiere ma tanti, diversi mestieri, alcuni li facevo con entusiasmo altri si doveva.
C'è da sistemare la concimaia, si, perchè non era facile e scontato avere un letame fermentato bene mi offrivo , prendevo il forcone e stendevo il concime bagnandolo appena nel pozzo nero al centro della concimaia e premendolo coi piedi perchè fermentasse, ci passavo una mezzora; ma c'era un lavoro che lo dovevo fare ma non mi piaceva; la cantina.
Domani ragazzi e si svina: si arrivava in cantina della fattoria dopo avere sistemato le botti nostre
,Le botti lavate bene, stoppa e sugna di maeale allo sportello, lavoro certosino che eseguiva mio padre e mentre ci lavorava ci sfornava uno scioglilingua:
Arrivati in cantina subito si metteva la cannella al tino e si iniziava a svinare, cioè riempire i barili: uno te, uno te: mezzadria Te lavoravi tutto l'anno ma metà del tuo sudore lo prendeva in padrone del podere,,,,,
….Poi quello che chiama il poeta
Quando la cannella cessava di sgrondare c'era da togliere la vinaccia dal tino e li tici voglio si usciva a fine lavoro quasi in coma e per giorni si era come intontiti.
Bevo vino per necessità ma per piadere del gusto no,sino a sedici anni ho bevuto acqua poi mezzo bicchiere diluito con l'acqua. Ho dato!