domenica 18 novembre 2012

IL VECCHIO ARATRO

Dovevo  far arrotare la catena della sega elettrica per togliere un tronco di una pianta caduta, mi reco dal meccanico agricolo dove mi servo  e che ti vedo! un aratro a stanga di quelli che aravamo il terreno con i buoi.  O questo? domando, ho poco lavoro e approfitto per restaurare questo aratro. Restaurare? ma se e' perfetto dico. Ti intendi anche di aratri? risponde il meccanico, un trentenne.    Mi intendo di aratri? Quanti ricordi mi ha fatto tornare alla mente quel vecchio arnese. Duro lavoro era guidare i buoi mentre trainavano l'aratro e che  fatica quando arrivati in fondo il campo dovevo rigirare il coltro pesante stando attenti a non tagliare il piede ai buoi. Avevo 15- sedici anni, magro, senza una fascia muscolare per sopportare quella fatica ma mi piaceva, eccome se mi piaceva! vedevo lentamente la terra smuoversi e il campo piano piano lavorato.  Riportavo i buoi nella stalla più stanco di loro, ma ero il bifolco! si quel nome  che si da se uno è ignorante, bifolco!. Non ci si giudica da noi stessi, forse lo sarò ignorante, ma io sono fiero di essere stato un bifolco.
peccato che non avevo con me la digitale, ma ci andrò appositamente per averlo da ricordo.
Vecchio aratro, forse finirai in qualche giardinetto come le vecchie falciatrici, seminatrici, botti a mostrare un mondo che non c'è più, sempre miglior sorte della mia che nessuno capisce da che mondo arrivo.........   

1 commento:

Il poeta sulle 23 ha detto...

Averne, dei bifolchi come te, caro Maresco, l' Italia, non sarebbe a questi punti.
Ciao e VIVA I BIFOLCHI!!!!