sabato 26 marzo 2011

IL COLLE


Ci sono momenti che desidero essere solo sul colle preferito
non ha niente di particolare, un cucuzzolo di argilla e fossili
solo più in basso un mucchio di ginestre e davanti piagge spoglie
dove non c'è niente che intralci la visibilità.
In questo mondo di piagge spoglie e di calanchi accarezzato dal maestrale
ripenso a quando queste terre davano vita.
Si sentivano canti, grida, inprecazioni, ma c'era la vita.
A volte mi immagino quando giù nel rio c'erano mulini
nelle aie la trebbiatura:rumori, polvere, voci.
Ho visto insieme a te colle, partire una alla volta famiglie per la pianura,
anche io un mattino sono partito......
La ricerca di una vita migliore, colle, ci ha fatto dimenticare le nostre origini
e tu sei sempre lì incolto, ad aspettare come un cane che ritornino i canti, le grida, i rumori di un tempo.
Io ritorno ogni tanto, mi siedo, e guardo intorno la desolazione rimasta
In questo mondo morto arrivano turisti, li vedo camminare giù nella via
loro pagano per questo silenzio, io griderei al vento la nostalgia che provo,
mi alzo e vado via.
Poi dopo un mese, un anno ritorno a cercare quello che non c'è più.

5 commenti:

Adriano Maini ha detto...

Ma che almeno si salvi codesta natura incontaminata!

Sandra ha detto...

Nulla rimane immoto e tutto cambia. Questo tuo scritto è commovente.

maresco martini ha detto...

Quando mi viene alla mente come erano le colline toscane e quando vedo lo scempio e l'abbandono che viene fatto adesso mi rattristo, sono solo momenti perchè ritorna alla mente anche le condizioni in cui gli agrari ci tenevano.
Prima di lasciare le campagne abbiamo lottato
e purtroppo avevamo contro tutti contro anche la chiesa, si i preti erano i primi a schierarsi con agrari e fattori,vivevamo in case fatiscenti, senza acqua,senza i servizi igienici, lavoravamo e metà raccolto lo prendeva per legge il padrone. Prima di permetterci di lavorare la terra che noi avevamo resa fertile ci anno fatto fuggire nelle fabbriche. I terreni sono rimasti incolti le case franate le strade di campagna inpraticabili. Poi quando e venuto il buum turistico del ritorno, in molte zone hanno ristrutturato è apparsa l'acqua nelle piscine si impiantano vigne ....... Ma è terra morta per mè che vedo la differenza: Gente triste che lavora bruciando tutto con i diserbanti, scapando gli ulivi per la raccolta meccanica....

silviomini ha detto...

Anch'io in diversi luoghi provo le tue stesse sensazioni: le immagino perché quando sono nato io quei luoghi erano già deserto per le mie camminate.

E' più facile però che il deserto cresca e che altre colline finiscano nell'abbandono. E' un po' triste: da un lato il nulla sociale, difficile da sostenere, dall'altro città gremite, altrettanto dure.

E' da tempo che cerco il giusto connubio tra i due mondi, ma ancora non ho trovato l'alchimia davvero perfetta.

Buona ricerca,
Silvio

Il poeta sulle 23 ha detto...

Da queste tue parole, rinasce la vita, su queste colline, che abbiamo il piacere di condividere. Sebbene, io abbia, molte meno primavere sulle spalle, ricordo anch'io quando queste piagge e questi poggi, come li chiamano da queste parti, erano popolati di contadini...
E' un ricordo bellissimo, questo che ci proponi, Maresco.
Ciao