giovedì 4 ottobre 2012

LO ZUCCHERO RICORDI

Tante preoccupazioni oltre a sfamarsi l'importante era salvare la vita. Difficile era andare a macinare, il mulino era alla Dogana, si Patrizio, e le macina andavano con l'acqua dell'Elsa, e file interminabili di donne e vecchi, gli uomini validi i tedeschi li catturavano per portarli via, mia madre metteva un sacchetto di, chiamiamolo grano, in realtà, c'erano vecce, e orzo mischiato col grano , sul manubrio della bicicletta, ma non saliva, attenuava il peso. Fatto due volte il pane la farina finiva. Un giorno sentimmo delle esplosioni e subito arrivò la notizia che i tedeschi avevano minato lo zuccherificio di Granaiolo, si seppe che la gente trovava zucchero e mio padre fece coraggio e dopo ore arrivò a casa con un sacco di zucchero. Quando l'aprì era soltanto un melasso grezzo dolciastro ma non gradevole, lo depositò in granaio e chi voleva fra noi familiari si allungava una mano e si mangiava, la fame era tanta, le minestre allungate di mia nonna  non riempivano lo stomaco allora una manciata di quel melasso rienpiva, o perlomeno toglieva l'appetito.
In casa mia neanche una crosta di pane viene gettato, anche ai figli abbiamo insegnato il rispetto del pane.

nella foto CASTELNUOVO D'ELSA.

1 commento:

Il poeta sulle 23 ha detto...

Eh, lo conosco bene. il mulino che tu dici.....
Te pensa, lo zuccherificio di granaiolo ora con tutti i vetri dei finestroni e la ciminiera spaccati è un gioiello di vecchia archittetura industriale.