domenica 27 maggio 2012

MESTIERI SCOMPARSI

Arrivava al mattino credo che avesse un giorno del mese stabilito proveniente da San Miniato e cominciava il lavoro prima da Biagio il barrocciaio, quello che ho dato il nome al mio primo libro, per chi lo ha letto, poi da Romeo detto _ il peoro- altro barrocciaio, poi dal noni ,da paghino e infine da mio padre: era il sellaio. 
Chi aveva cavalli, asini o muli difficilmente passava una settimana senza che una cinghia di cuoio si strappasse o per usura o per una tirata violenta. Il sellaio riparava tutto quello che era in cuoio. 
A mezzogiorno appena suonava la campana  arrivava a casa mia e mio padre lo invitava a pranzo. Non era un pranzo speciale: un piatto di minestra di fagioli e per secondo una frittata con pancetta o un piatto di fagioli lessi. Appena arrivava la pentola con la minestra- taglierini spianati da mia nonna- lo servivano per primo e subito lui la- condiva- con un bicchiere di vino rosso, io e mio fratello ci schifavamo a vedere rigirare questi taglierini nel vino rosso e scappavamo da tavola con una scusa.  Ci auguravamo  che non si rompesse niente ma immancabilmente una cinghia si rompeva sempre. Poi venne la guerra e del sellaio non ho sentito parlare più, ma quando vedo cucinare della selvaggina e vedo, come ci vuò, versare del vino rosso sul cibo, mi viene a mente lui quell' omino paziente che rattoppava selle e cinhghie di cuoio.

Nella foto Castelnuovo d'Elsa visto da nord 

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