martedì 27 dicembre 2011

pensieri mattutini

Eccomi quì come ogni mattina in attesa dell'alba col cane sulle ginocchia,spengo la luce,la legna scrocchia bruciando nella stufa, piccoli bagliori rischiarano a tratti la stanza, dalla strada arrivano smorzati squarci di luce, attimi, sono i fari delle auto che scendono la collina, momento di serenità è di riflessioni, i ricordi in questi momenti riaffiorano,e tu sopra dormi, mi da serenità saperti vicino. Poi la colazione assieme, attimi di amore anche se tù bruscamente mi dici:l'hai fatto pisciare il cane?. E' la vita del pensionato che tutta la vita ha sognato grandi cose, ma poi si trova ad essere felice facendo piccoli gesti.
Ecco che comincia a rischiarare il cielo, anche oggi è sereno,metto sulla stufa la macchinetta del caffè, la griglia per abbrostolire il pane come ai vecchi tempi.
Mi viene a mente la canzone di Guccini: il pensionato,L'ho cantata per anni e ora è la mia fotografia: Non so per niente se peggiore sia.... invece è la vita che mi piace, fare piccole cose, dopo sogni impossibili.

3 commenti:

Luigina ha detto...

Grazie Maresco per questi tuoi pensieri mattutini, che condivido perché costituiscono l'essenza e il senso della vita, fatta di piccoli gesti quotidiani con le persone che ami Che il nuovo anno porti a te e alla tua famiglia nuova serenità e mantenga in te la voglia di sognare ancora un mondo migliore per chi seguirà il tuo cammino

Adriano Maini ha detto...

E dici poco "essere felice facendo piccoli gesti"? Ti ascoltassero un po' "certi maestri di pensiero", si vivrebbe tutti meglio.

Il poeta sulle 23 ha detto...

Ed io aggiungo un brandello di poesia estrapolato da Convito di Guido Gozzano, che mi pare si addica a questo tuo post.

Tra le faville e il crepitio dei ceppi
sorgono tutte, pallida falange...
Amore no! Amore no! Non seppi
il vero Amor per cui si ride e piange:
Amore non mi tanse e non mi tange;
invano m'offersi alle catene e ai ceppi.

O non amate che mi amaste, a Lui
invan proffersi il cuor che non s'appaga.
Amor non mi piagò di quella piaga
che mi parve dolcissima in altrui...
A quale gelo condannato fui?
Non varrà succo d'erbe o l'arte maga?