mercoledì 27 giugno 2012

RICORDI DI UN AMICO

Ci trovavamo alle assemblee sindacali alle manifestazioni  cominciammo col farci un saluto, non mancava mai. Era mezzadro della fattoria Scaletta, nella piana vicino l'Arno, poi dopo anni trovai in affitto un quartierino vicino casa sua, non era più mezzadro ma aveva acquistato una casa con dei campetti che teneva come un giardino. Conobbi suo figlio e diventammo amici. Poi la malattia e purtroppo assistetti in ospedale alla morte. Persona mite, era nel lavoro come nella vita di una precisione, aveva una passione per la meccanica che trasmise al figlio, ma lui ha sempre lavorato la terra.  
Sono ormai passati molti anni dalla morte , parlando col figlio ho detto: ho smarrito il martello che si batteva le falci.introvabile se non in qualche mercatino.Ho sempre il martello che usava mio padre di dò quello. Sin da bambino battevo le falci, vuol dire fargli il taglio, e lo faccio ogni tanto ancora per falciare un ciglio.
Non avevo mai avuto un martello così preciso.
Sarà il caldo, saranno i ricordi, ho fatto una composizione e l'ho fotografata, spero che Lui da lassù la faccia vedere e spieghi che non mangiavamo bambini, lottavamo pechè i nostri figli non fossero schiavi di padroni, di fattori e dei preti di allora asserviti agli agrari.

3 commenti:

Krilù ha detto...

Questo tuo post, nella sua semplice verità, mi ha fatto commuovere Maresco, anche nel ricordo del mio papà.
Buona estate a te e Chiara.

Ernest ha detto...

" lottavamo pechè i nostri figli non fossero schiavi di padroni, di fattori e dei preti di allora asserviti agli agrari."
mi sono venuti i brividi
un abbraccio

Il poeta sulle 23 ha detto...

Oh Maresco, Mareschello
con la falce e col martello
bel ricordo, ricordino
per Bersani e per Fassino....