giovedì 18 agosto 2011

UNO SCATTO E IL PENSIERO


Seduto sulla roccia con la digitale pronta osservo il passaggio dell'ombra di una nuvoletta che crea tagli di luce sulla faggeta dietro una roccetta bianca, uno scatto e via come altre decine di scatti. Arrivo a casa metto nel compiuter le foto le guardo, poi ritorno su questa.La osservo, cosa ha di speciale?, niente, una delle tante valli boschive degli Appennini circondata da monti neppure tanto alti.
Guardo e il pensiero vaga su quei pendii a me camminatore sconosciuto del luogo non spiega quello che a generazioni di montanari ha rappresentato questi luoghi: ogni roccia, ogni valletta, pianoro anche il più insignisicante ha un nome,tante storie nascoste. Se scendevi una volta e raccontavi di avere visto qualcosa ti domandavano: dove! ai piani; oppure a faggiola,o alla forra di cecco? Ad ogni angolo della montagna era stato dato un nome, come lo davano ad una persona, un animale, al bosco; perchè era tuttuno: uomo e ambiente. Ora se fai vedere la foto a dei conoscitori ti dicono: ho capito dove l'hai scattata è nel versante nord del Balzo Nero. Forse esaminare una foto col pensiero fa male, ci fa capire con che fretta siamo voluti andare oltre le nostre posibilità. Vediamo molto senza riflettere; vediamo il mondo come quel taglio di luce creato dalla nuvoletta: un rapido passaggio e dopo l'indifferenza.

2 commenti:

Adriano Maini ha detto...

Credo che dalle mie pari ancora tante persone (non io, che non ho mai molto praticato per motivi prima di studio, poi di lavoro) conservino la memoria delle preziose antiche denominazioni dei siti di colina e di montagna.

Il poeta sulle 23 ha detto...

Ovviamente, la toponomastica, racconta la storia dei luoghi, delle strade, ecc. ecc.
Ciao