domenica 26 giugno 2011

Indorava

Primi giorni di giugno,
fra le prime sparate di sole
indoravi.
Prima nei punti del campo
dove la terra era argillosa
poi, comiciando dalle foglioline alla base
indoravi.
La spiga per ultima si essiccava.
metà giugno, era ora di cominciare
Incudine e martello
colpi secchi e precisi
e la falce diventava tagliente.
Al mattino prima del sole
falce e pietra serena
e si cominciava.
Era secco e deciso
il colpo dato sugli steli
con la falce.
Poi i mucchi di covoni
con le spighe rivolte in alto.

Dopo ore la schiena in tensione
era tutta un dolore
ma dovevamo resistere;
tutto l'anno era l'attesa
di potere finalmente mettere a sicuro il grano.

Alla campana di mezzogiorno
a casa, una fresca panzanella
col secondo spalla salata
con pane raffermo.
un'ora di riposo
incudine e martello
abilita estrema, ne và del taglio.
Poi via di nuovo
sotto il sole cocente.
Fatica e sudore,
polvere e mal di schiena.
questa era la mietitura per il contadino
lasciamo ai poeti le lodi del grano indorato.

2 commenti:

Ernest ha detto...

:)

Il poeta sulle 23 ha detto...

Maresco, il titolo, mi pareva il nome di un fiume slovacco, o cosacco. Poi, leggendo le prime strofe, ho subito capito. Eh, me la ricordo anch'io la mietitura. Non ho fatto il contadino, ma come ben sai, son figlio di contadini. Il mio compito quand'ero bambino, era di portare la colazione, con la classica tovaglietta a quadri, che mi preparava mia nonna, a mio babbo e a mia mamma e agli altri mietitori, che ci davano una mano, ricambiando il favore ovviamente. Ricordi di scene agresti, davvero indimenticabili.