sabato 4 giugno 2011

RIFLESSIONI ALL'ALBA

Come tutte le mattine mi alzo prima della levata del sole, apro la finestra e ascolto il canto dei diversi uccelli che nidificano sui pini. C'e ne sono diversi molto ciarlieri, vedo gli scoiattoli già indaffarati a sbucciare pigne per la mia disperazione! quando dobbiamo spazzare i tanti gusci, passiamo la scopa diverse volte prima di toglierli. Vu direte, e qualcuno lo dice, ma dove abiti? sei fortunato tù a vivere in un posto simile.E'vero, ma quando senza soldi e con tanto di mutuo comprai questa casa, vicino ad un cimitero e in aperta campagna molti storgevano il naso, era di moda l'appartamento, il paese con -i comodi,supermercati, bar, negozi, chiese ecc.Ci furono diversi parenti e amici che credevano di consolarmi: intanto hai comperato quì, poi in seguito tornerai anche tù in paese.
Sono passati ormai più di trentanni e sono sempre quì su questa magica collina, che nessuno voleva, vicino un cimitero dove forse la dentro si ritorna umani?, e non la lascio.

Ma può l'uomo permettersi di togliere l'ultimo piacere che c'è rimasto, quello di godere della natura, di toccare le cose, di sedersi su un ciglio, di cogliere un frutto? Nella mia lunga vita ne ho viste di cose brutte ma visibili, ma la più brutta è stata quella che non vedi.Quando c'è stata la esplosione di Cernobil era una primavera rigogliosa, avevo un orto favoloso, non potere mangiare quel prodotto così bello, cresciuto con concimi naturali, avere paura a toccare le piante,a sedersi per terra fù tremendo.

PER QUESTO ANDRO' A VOTARE SI IL 12 GIUGNO!

6 commenti:

Il poeta sulle 23 ha detto...

Ma può l'uomo permettersi di togliere l'ultimo piacere che c'è rimasto, quello di godere della natura, di toccare le cose, di sedersi su un ciglio, di cogliere un frutto?

Sottoscrivo, in toto, questo tuo pensiero.

Ambra ha detto...

Me lo ricordo Chernobyl. Non avevo una collina, ma un terrazzo sì e mi ero avventurata a piantare non solo erbe aromatiche ma anche una piantina di pomodori. Fu così triste! Voterò si naturalmente, ma mi chiedo se si riuscirà mai a fermare l'impeto distruttivo dell'uomo verso se stesso e la natura.

Massimo Caccia ha detto...

La natura è tutto. Gran belle riflessioni! Capita anche a me di farle, dato che al mattino mi sveglio con ancora il canto degli uccelli in sottofondo e gli alberi alti fuori dalle finestre.
Blog interessanti.
Buona domenica.

Sandra M. ha detto...

Il mio babbo aveva l'orto negli anni di Chernobyl. L'orto per gli anziani : una bella iniziativa della nostra città .. orti di quartiere. Lui, di origini contadine e operaio in città per necessità , era tornato così alla zappa una volta andato in pensione e amava quei 50 metri quadrati di terra da dissodare e curare. Quella primavera guardò tutte le "sue creature" andare in malora ....

Sandra M. ha detto...

Maresco devi attivare i pulsanti di condivisione su face-book dei tuoi post!!

Ninfa ha detto...

Sì, certo anche noi di città abbiamo vissuto il disastro di Chernobyl...il divieto di bere latte e mangiare i prodotti dell'orto, me lo ricordo. Deve essere stato però ancora più duro per chi le cose da mangiare se le coltivava. Quando descrivi "il tuo mondo" anch'io penso che sei molto fortunato, ma non so poi se riuscirei, io che ho sempre vissuto in centro città, a vivere in collina. Ciao, Maresco.